f Nik's room

10 marzo 2008

L' "intervista impossibile" a Galileo Galilei

«La filosofia è scritta in questo grandissimo libro che continuamente ci sta aperto innanzi agli occhi (io dico l´universo), ma non si può intendere se prima non si impara a intender la lingua, e conoscer i caratteri, ne´ quali è scritto. Egli è scritto in lingua matematica, e i caratteri son triangoli, cerchi, e altre figure geometriche, senza i quali mezi è impossibile a intenderne umanamente parola».

Messer Galileo, ci scusi se l´interrompiamo per l´intervista che abbiamo concordato. Che cosa stava facendo?
«Stavo rileggendo una pagina del mio Saggiatore. Una delle poche rimaste attuali, visto che in quel libro sostenevo una teoria completamente errata: che le comete, cioè, fossero illusioni ottiche prodotte dalla luce solare sul materiale esalato dalla Terra verso la Luna e oltre, e non corpi reali».

Ma quella pagina vale da sola tutto il libro, e contribuì a far dichiarare a Italo Calvino che lei è stato «il più grande scrittore italiano di tutti i tempi».
«Addirittura? Più di Padre Dante e Messer Ariosto?»

Almeno fra i prosatori. Ma visto che ha citato i poeti, ci dica quale fu il suo rapporto con Dante e Ariosto.
«Su Dante ho tenuto nel 1588 Due lezioni all´Accademia Fiorentina circa la figura, sito e grandezza dell´Inferno, nelle quali notavo che, se è stata cosa difficile e mirabile l´aver potuto gli uomini, per lunghe osservazioni, con vigilie continue e per perigliose navigazioni, misurare e determinare gli intervalli dei cieli, le grandezze delle stelle e i siti della terra e dei mari, allora quanto più meravigliosa dobbiamo stimare l´investigazione del sito e della natura dell´Inferno, sepolto nelle viscere della terra, nascosto a tutti i sensi, e da nessuno per nessuna esperienza conosciuto!»

E quali furono i risultati di queste sue investigazioni?
«Che l´Inferno è a guisa di una concava superficie che chiamano conica, il cui vertice è nel centro del mondo e la base verso la superficie della terra. E quanto alla grandezza, è profondo l´Inferno quanto è il semidiametro della terra. E nella sua sboccatura, che è il cerchio attorno a Gerusalemme, è altrettanto per diametro».

Dell´Ariosto, invece, che ci dice?
«Il poema dell´Orlando Furioso era la mia delizia: in ogni discorso recitavo qualcuna delle sue ottave, e mi vestivo in un certo modo di quei concetti per esprimere i miei. Ho scritto una serie di Postille all´Ariosto e di Considerazioni al Tasso, le prime per il gusto di un´amorosa lettura e le seconde per partecipare a una polemica: avevo fatto interporre carte bianche a quelle stampate della mia copia della Gerusalemme Liberata, e nel corso di qualche anno avevo osservato che i motivi che mi facevano anteporre l´Ariosto al Tasso erano molti più in numero e assai più gagliardi».

Se le chiedessi di leggere una sua pagina come testimonianza della sua vena letteraria, su quale cadrebbe la sua scelta?
«Forse queste osservazioni sulla scrittura, nel Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo: "Quei tratti tirati per tanti versi, di qua, di là, in su, in giù, innanzi, indietro, e ‘ntrecciati con centomila ritortole, non sono, in essenza e realissimamente, altro che pezzuoli di una linea sola tirata tutta per un verso medesimo, senza verun´altra alterazione che il declinar del tratto dirittissimo, talvolta un pochettino a destra e a sinistra, e il muoversi la punta della penna or più veloce ed or più tarda, ma con minima inegualità"».

Mi ricorda la fine del Barone rampante di Calvino, appunto: vuol provare a leggere pure questa?
«Certo, vediamo: "Questo filo d´inchiostro, come l´ho lasciato correre per pagine e pagine, zeppo di cancellature, di rimandi, di sgorbi nervosi, di macchie, di lacune, che a momenti si sgrana in grossi acini chiari, a momenti si infittisce in segni minuscoli come semi puntiformi, ora si ritorce su se stesso, ora si biforca, ora collega grumi di frasi con contorni di foglie o di nuvole, e poi s´intoppa, e poi ripiglia a attorcigliarsi, e corre e corre e si sdipana e avvolge un ultimo grappolo insensato di parole idee sogni ed è finito"».

Mentre ci siamo, le farei leggere anche la fine del Sistema periodico di Primo Levi.
«Perché no, vediamo: "Questa cellula appartiene a un cervello, e questo è il mio cervello, di me che scrivo, e la cellula in questione, ed in essa l´atomo in questione, è addetta al mio scrivere, in un gigantesco minuscolo gioco che nessuno ha ancora descritto. E´ quella che in questo istante, fuori da un labirintico intreccio di sì e di no, fa si che la mia mano corra in un certo cammino sulla carta, la segni di queste volute che sono segni; un doppio scatto, in su e in giù, fra due livelli d´energia guida questa mia mano ad imprimere sulla carta questo punto: questo"».

Come vede, lei ha fatto scuola in letteratura, e Calvino aveva buoni motivi per considerarsi il punto d´arrivo di una linea che, partendo dall´Ariosto e passando attraverso lei e Leopardi, arrivava fino a lui. Ma, passando al suo vero lavoro, quale considererebbe il contributo più duraturo da lei dato alla scienza?
«Forse quello che oggi mi sembra voi chiamiate, non a caso, principio di relatività galileiana».

Come lo racconterebbe a un profano?
«Come già feci nella Seconda Giornata dei miei Dialoghi sopra i due massimi sistemi del mondo, proponendogli di rinserrarsi con qualche amico nella maggior stanza che sia sotto coperta di un gran naviglio, e quivi far sì di avere mosche, farfalle e simili animaletti volanti. E anche un gran vaso d´acqua con dentro dei pescetti. E un secchiello sospeso in alto, che a goccia a goccia vada versando dell´acqua in un altro vaso di angusta bocca, che sia posto in basso. E stando ferma la nave, di osservare diligentemente come quegli animaletti volanti con pari velocità vadano verso tutte le parti della stanza, i pesci nuotino indifferentemente per tutti i versi, le gocce cadenti entrino tutte nel vaso sottoposto. E poi faccia muovere la nave con quanta voglia velocità e noti che, purché il moto sia uniforme e non fluttuante in qua e in là, egli non riconoscerà una minima mutazione in tutti gli effetti nominati, né da alcuno di quelli potrà comprendere se la nave cammina o pure sta ferma».

Se prova a leggere questo brano della Relatività di Albert Einstein, si accorgerà di aver fatto scuola anche nella divulgazione scientifica.
«Vediamo: "Supponiamo che un treno molto lungo viaggi sulle rotaie con velocità costante: ogni evento che ha luogo sulla banchina ferroviaria, ha pure luogo in un determinato punto del treno. Domanda: due eventi, per esempio due colpi di fulmine A e B, che sono simultanei rispetto alla banchina ferroviaria, saranno tali anche rispetto al treno? Se il treno è fermo e un osservatore è seduto nel punto medio tra A e B, i raggi di luce emessi dai bagliori dei fulmini lo raggiungono simultaneamente. Tuttavia, se il treno si muove rapidamente verso il raggio di luce che proviene da B, mentre corre avanti al raggio di luce che proviene da A, l´osservatore vedrà il raggio di luce emesso da B prima di vedere quello emesso da A. Perveniamo così all´importante risultato che gli eventi che sono simultanei rispetto alla banchina non sono simultanei rispetto al treno, e che ogni corpo di riferimento ha il suo proprio tempo particolare».

Cosa ne pensa?
«Mi sembra di vedere, allo stesso tempo, una continuità e una discontinuità col mio lavoro: sembra che la luce non si comporti, rispetto alla mia nave, allo stesso modo degli animaletti volanti, dei pesci e delle gocce cadenti».

Effettivamente, la relatività einsteniana costituí una rivoluzione intellettuale tanto innovatrice, quanto lo fu la sua rispetto alla fisica aristotelica.
«Spero allora che Einstein non abbia dovuto subire gli stessi attacchi dal potere costituito, e non abbia dovuto sopportare le stesse tragiche conseguenze, che toccarono a me».

Ciò che a lei fecero i cattolici, a lui fecero i nazisti: costringendolo, in particolare, a un esilio dal quale non tornò più.
«Dovette pure lui abiurare?»

Non l´avrebbe mai fatto: in questo, era diverso da lei.
«Sono contento per lui: piegarsi a pronunciare certe parole è un´umiliazione dalla quale non si guarisce, e inginocchiarsi di fronte al potere religioso o politico è un tradimento della propria professione».

di Piergiorgio Odifreddi da la Repubblica del 10 marzo 2008

I'm back

12 febbraio 2008

Election

The show has just begun...

07 febbraio 2008

A disappeared man


Will he come back? Nobody knows.

04 febbraio 2008

28 gennaio 2008

Long break

It's long time I don't write any posts. However I think nobody is crying. The reason is I'm waiting for internet connection to work at home. In the meantime I'll say thanks to TELECOM...

22 dicembre 2007

Christmas: a special day?

"My present is a normal day. It will be if I can smile."

16 dicembre 2007

Christmas shopping

I really like Xmas shopping. In order to select the best present, I want see the shops all together. In this way I choose a place enough far from them and I see them in the silence.

Others kind of doubts

When I have to hand over my thesis I can give 100 white sheets to my teacher. Maybe he won't be happy, but it could be a work of art as well.

12 dicembre 2007

07 dicembre 2007

02 dicembre 2007

01 dicembre 2007

30 novembre 2007

What is this?

I've been loving this drawing since I was a child.

27 novembre 2007

25 novembre 2007

The old man

I have no idea about what I'll do in some months, but I try to imagine me in 50 years.

09 novembre 2007

Our government: crazy, is it?!?



Of course I prefer laughing watching this video, but I could cry as well.

07 novembre 2007

05 novembre 2007



A nice walk to enjoy the autumnal colours of the mountain.

29 ottobre 2007

The Great Pumpkin


The World War I Flying Ace appears in the pumpkin patch and is mistaken for the Great Pumpkin.

23 ottobre 2007

18 ottobre 2007

Per un Paese più "normale"

Vogliamo il 5 per mille stabile e senza limiti
di Gianluca Salvatori

Investire in ricerca significa credere nel futuro del Paese. Si può girare la questione in molti modi ma la sostanza di fondo è questa. Una società con un'idea di sviluppo in cui è determinante il ruolo della conoscenza non può fare a meno di strutture di ricerca qualificate e di ricercatori profondamente motivati. E queste strutture e questi ricercatori non possono fare a meno del sostegno del Paese, inteso non solo come istituzioni pubbliche ma anche come singoli cittadini. Per questo l'introduzione nel 2006 del "5 per mille" Irpef, destinato alla ricerca e al volontariato, è stata una buona idea. Quasi due italiani su tre hanno subito aderito, con uno slancio inaspettato. Il "5 per mille" non è destinato a cambiare le sorti della ricerca italiana. Tuttavia esprime una volontà chiara dei cittadini nei confronti di un settore che gode altrimenti di un'attenzione solo intermittente (per usare un eufemismo).
È un segnale chiaro e forte con cui i contribuenti indicano un obiettivo strategico per la spesa pubblica. Non solo il "5 per mille" non contraddice interventi più sostanziali e strutturati da parte delle istituzioni, ma in qualche modo li sollecita e li esige.
Quindi non è un'elemosina con cui tacitare le nostre coscienze ma un modo per dare voce a una priorità effettivamente condivisa dai cittadini del nostro Paese.
Per questo motivo un gruppo di ricercatori e di persone impegnate nel mondo dell'innovazione – tra questi Renato Dulbecco, Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Carlo Rubbia, Umberto Veronesi, e molti autori di Nòva24, per citare solo alcuni tra i primi firmatari – rivolgono al Governo un appello, in sintonia con un'analoga petizione del mondo del volontariato, perché il "5 per mille" divenga contenuto stabile della nostra legislazione e la sua copertura non venga condizionata da "tetti" o altre forme di riduzione.

L'appello da oggi può essere sottoscritto sul sito del Sole-24 Ore e sul blog di Nòva24.

15 ottobre 2007

Cantiere per la Sinistra

Pace, libertà e lavoro (aggiungiamo ambiente): partiamo da qua per una nuova Sinistra unita e plurale.

L'inno del Pd

(sulla musica de L'Internazionale)

Compagni, avanti gran partito
Noi siamo dei lavoratori
Ma anche degli imprenditori
Stiamo un po' di qua e di là!
Noi non siamo più nelle officine
O nei campi a lavorar
Siamo in banca oppure alle anteprime
Oppure in chiesa per pregar!
Noi veniam da lontano
E lontano si andrà
Con stile e in aeroplano
Viaggiando in business class!
Su lottiam l'ideale
Nostro alfine sarà
Ma non è chiaro quale
Ma che importanza ha?
Viva Rosy, Viva Walter, Viva Franceschin...

(di Maurizio Crozza da Crozza Italia, puntata del 14 ottobre 2007)

11 ottobre 2007

Little doesn't mean weak!

Never be afraid
to say what you feel.

You can only die once.

06 ottobre 2007

04 ottobre 2007

My last exam

da snoopy.com

The hard work paid off!!!

PS: In this period I wrote too many posts like "My last...". Does it mean I'm not a child anymore? Maybe...

03 ottobre 2007

Good bye grandma!

originally uploaded by tearoom.

I'll remember you for ever and ever.
Thanks for everything.

01 ottobre 2007

How long are 400 meters?

The answer is: more than 400 meters!! It's me during the 4 by 400 meters relay, more or less after 300 meters. Luckly there is not any pictures of me at the finishing line.
Actually it was really funny.

28 settembre 2007

The last competition

Questo week-end sarò impegnato a Caorle (VE) con i Campionati di Società - Finale Argento (ultima gara della stagione). Purtroppo non potrò correre i "miei" 110hs: il mio adduttore non me lo permette ancora. In compenso mi aspettano le due staffette (4x100m e 4x400m).
Peccato! Avrei voluto fare la mia ultima gare di ostacoli e poi dire "goodbye". Ora, dopo oltre 200 gare di ostacoli posso anche dire basta (anche se la cosa mi dispiace alquanto).
L'anno prossimo? Climbing, surf, chess or....? We will see.
This one was an athlete!!!

27 settembre 2007

Hot!

The famous shot of the Vietnamese bonze. He's burned to protest against the Vietnamese government in 1975.

Every time I see at this picture I stop breathing for a while.

26 settembre 2007

25 settembre 2007

Work

‘Il lavoro della poesia’ è una frase che ho inventato perché vorrei
cominciare soffermandomi su due significati della parola ‘work’.
Prima di tutto dire in inglese che ‘a thing works’
significa che una cosa opera in modo positivo,
con successo, come cosa in sé;
essa adempie le sue funzioni come meccanismo o sistema.
In questo senso possiamo dire che un motore ‘works’ o una formula ‘works’, o uno strumento , o un disegno , o una poesia ‘works’. [...]
La seconda parte del mio discorso riguarderà l’altro significato di ‘work’. [...]
Quello che ricava il proprio senso dalla legge fisica:
mi è stato insegnato che in fisica il lavoro è fatto quando una forza
è mossa attraverso una distanza. [...]
Io credo che un’opera d’arte, una poesia abbia una capacità analoga,
che cioè è una certa forza che deve essere mossa attraverso
una certa distanza estetica.
In questo senso la poesia ‘lavora’ allo stesso modo delle altre cose della vita;
diciamo che è parte del lavoro di una vita, la poesia fa muovere le cose del mondo.

Seamus Heaney - Nobel per la Letteratura nel 1995
da ‘In forma di parole’

20 settembre 2007

XX settembre


Il 20 settembre 1870 l'artiglieria dell'esercito italiano, guidato dal generale Raffaele Cadorna, aprì una breccia di circa trenta metri nelle mura delle città, accanto a Porta Pia, che consentì a due battaglioni (uno di fanteria, l'altro di bersaglieri) di occupare la città.
Combattimenti con le truppe pontificie, costituite soprattutto da mercenari svizzeri zuavi e turchi portarono presto alla conquista della città fra l'entusiasmo popolare. Il papa Pio IX si dichiarò “prigioniero politico” e si chiuse in Vaticano.
Terminò dopo 1143 anni il potere temporale della Chiesa.

La data venne dichiarata festa nazionale e resterà tale fino al 1930 quando fu abolita da Mussolini. Ma forse non sarebbe opportuno ripristinare questa festa?

“PORTA PIA - LA BRECCIA DELLA LIBERTÀ”: MANIFESTAZIONE CONTRO IL FONDAMENTALISMO CLERICALE E I PRIVILEGI VATICANI, PER LA LIBERTA’ RELIGIOSA.

Ovviamente parteciperò virtualmente alla manifestazione.

19 settembre 2007

Maratona di lettura

Il diritto di leggere a voce alta
“Strana scomparsa, quella della lettura a voce alta…….
L’uomo che legge a viva voce si espone completamente. Se non sa che cosa legge, è ignorante nelle parole, è qualcosa di penoso, e lo si capisce. Se si rifiuta di abitare la sua lettura, le parole rimangono lettera morta, e si sente. Se riempie il testo della sua presenza, l’autore si ritrae, è un numero da circo e si vede: l’uomo che legge a viva voce si espone completamente agli occhi che lo ascoltano.
Se legge veramente, se ci mette il suo sapere dominando il piacere, se la lettura è un atto di simpatia per l’uditorio come per il testo e il suo autore, se egli riesce a far sentire la necessità di scrivere risvegliando i nostri più oscuri bisogni di capire, allora i libri si spalancano e in essi, dietro a lui, si riversa la folla di coloro che si credevano esclusi dalla lettura.”

Da Daniel Pennac, Come un romanzo, ed. Feltrinelli, 1993

Festival della lettura
Riva del Garda - Arco
21 - 22 - 23 - 24 settembre 2007

Ovviamente partecipo anch'io con i miei 5 minuti di lettura. Ho ancora un piccolo dubbio, ma credo che alla fine la scelta cadrà su una lettera di A.E.

18 settembre 2007

Riguardo il V-day

Volevo scrivere qualcosa anch'io riguardo il V-day, ma quando ho letto questo articolo di Daniele Luttazzi, nel quale mi ritrovo in pieno, le mia pigrizia ha preso il sopravvento e ha fatto si che semplicemente pubblicassi l'articolo.

Buona lettura.

IL COSA E IL COME

di Daniele Luttazzi

Su Beppe Grillo ho tutta una serie di riserve che riguardano il cosa e il come. Spunti per una riflessione, niente di più: Grillo è ormai un tesoro nazionale come (fatevi da soli il paragone: è la "democrazia dal basso" ) e a caval donato non si guarda in bocca. Certo non mi auguro che finisca come Benigni, a declamare Dante in braccio a Mastella (Il Benigni di vent'anni fa si sarebbe fatto prendere in braccio da Mastella solo per pisciargli addosso. E una volta l'ha fatto! Bei tempi.).

AVVERTENZA AI FIGLI DI BUONA DONNA
I figli di buona donna che allignano nei bassifondi della repubblica mediatica saranno tentati di strumentalizzare questo post ("LUTTAZZI CONTRO GRILLO") per dare addosso in modo becero a Beppe, come hanno già fatto inventandosi l'insulto a Marco Biagi durante il V-day. L'alternativa è che me ne stia zitto per evitare l'ennesimo circo: ma dovete ammettere che il tema è troppo interessante, e tacere sarebbe, in fondo, come subire il ricatto dei figli di buona donna. Ho aspettato tre giorni, così almeno ho evitato il rendez-vous immediato. ( L'informazione all'italiana prevede infatti: giorno uno, la notizia; giorno due, la polemica; giorno tre, i commenti sulla polemica; giorno quattro: parlare d'altro. E invece eccomi qua. ) Se questa precauzione non dovesse bastare, vorrà dire che chi ne approfitterà finirà dritto dritto in uno speciale elenco dei bastardi che mi stanno sulle palle.
( Sul quaderno apposito ho già scritto " volume uno ". )

IL COSA
In soldoni, la proposta di legge per cui Grillo ha raccolto 300mila firme mi sembra che faccia acqua da tutte le parti.

Primo, perché un parlamentare con più di due legislature è una persona la cui esperienza può fare del bene al Paese. Pensiamo a gente del calibro di Berlinguer o di Pertini ( talenti che non ci sono più, ma questo è un problema che non risolvi con una legge, ci vorrebbe il voodoo ). Grillo li manderebbe a casa dopo due legislature, in automatico. Perché "i politici sono nostri dipendenti." Le accuse di populismo che gli vengono rivolte sono qui fondatissime, specie quando lui le rigetta usando non argomenti che entrino nel merito, ma lo sfottò, che è sempre reazionario. ( "Gli intellettuali con il cuore a sinistra e il portafoglio a destra hanno evocato il qualunquismo, il populismo, la demagogia, uno con la barba ha anche citato, lui può farlo, Aristofane, per spiegare il V-day." Non è "uno con la barba": è il sindaco di Venezia Massimo Cacciari, filosofo, che ha espresso civilmente il suo parere contrario, argomentando. )

Due, perché chi è condannato in primo e secondo grado non lo è ancora in modo definitivo. In Italia i gradi di giudizio sono tre. Il problema da risolvere è la lentezza della giustizia. I magistrati devono avere più mezzi, tutto qui. ( "Tutto qui" è ovviamente l'understatement del secolo. )

C, perché poter esprimere la preferenza per il candidato ha dei pro e dei contro che si bilanciano ( come il modo attuale ). E' un metodo che in passato, ad esempio, non ha impedito ai partiti di far eleggere chi volevano ( collegi preferenziali eccetera ) . Nè ha impedito alla gente di scegliere, col voto di preferenza, degli autentici filibustieri.

L'illusione alimentata da Grillo è che una legge possa risolvere la pochezza umana. Questa è demagogia.

Ma non è solo il cosa. E' soprattutto IL COME. Un esempio: dato che Di Pietro ha aderito alla sua iniziativa, Grillo ha detto:-Di Pietro è uno per bene.- Brrrr. Quindi chi non la pensa come Grillo non lo è? Populismo.

L'anno scorso, a Padova, gli "amici di Grillo" avevano riempito il palazzetto dove avrei fatto il mio monologo con volantini WANTED che mostravano la foto dei politici condannati. Li ho fatti togliere spiegandone la demagogia: gli amici di Grillo puri e buoni contro i nemici cattivi. Quando arriva Django?

Lenny Bruce sosteneva, a ragione, che chi fa satira non è migliore dei suoi bersagli. Se parli alla pancia, certo che riempi le piazze, ma non è "democrazia dal basso": al massimo è flash-mobbing.

AMBIGUITÀ
Grillo si guarda bene dallo sciogliere la sua ambiguità di fondo: che non è quella di fare politica ( satira e teatro sono politici da sempre, anche se oggi c'è bisogno di scomodare Luciano Canfora per ricordarcelo ) ( -Canforaaaaa!- ), ma quella di ergersi a leader di un movimento politico volendo continuare a fare satira. E' un passo che Dario Fo non ha mai fatto. La satira è contro il potere. Contro ogni potere, anche quello della satira. La logica del potere è il numero. Uno smette di fare satira quando si fa forte del numero di chi lo segue. ( La demagogia è naif. Lo sa bene Bossi, che ieri gli ha pure dato dell'esagerato: perché una cosa sono i fucili, una cosa ben diversa è il vaffanculo. )

Scegli, Beppe! Magari nascesse ufficialmente il tuo partito! I tuoi spettacoli diventerebbero a tutti gli effetti dei comizi politici e nessuno dei tuoi fan dovrebbe più pagare il biglietto d'ingresso. Oooops!

- I partiti sono il cancro della democrazia.- dice Grillo, servendosi di una cavolata demagogica che era già classica all'epoca di Guglielmo Giannini. Come quell'altra, secondo cui " in Italia nulla è cambiato dall'8 settembre del 1943 ". Ma va' là!

Adesso Grillo esalta la democrazia di internet con la stessa foga con cui dieci anni fa sul palco spaccava un computer con una mazza per opporsi alla nuova schiavitù moderna inventata da Gates. La gente applaudiva estasiata allora, così come applaude estasiata ora. Si applaude l'enfasi.

Il marketing di Grillo ha successo perché individua un bisogno profondo: quello dell'agire collettivo. Senza la dimensione collettiva, negata oggi dallo Stato e dal mercato, l'individuo resta indifeso, perde i suoi diritti, non può più essere rappresentato, viene manipolato. E' questo il grido disperato che nessuno ascolta. La soluzione ai problemi sociali, economici e culturali del nostro Paese può essere solo collettiva. A quel punto diventerebbe semplice, anche per Grillo, dire:- Non sono il vostro leader. Pensate col vostro cervello. Siate voi il cambiamento che volete vedere nel mondo.

17 settembre 2007

Thinking about...

originally uploaded by padburyphoto

Shrouded in mist, the city looks so far away. Shall I can see it properly?

16 settembre 2007

I need more time

Da un po' non scrivo e se l'ho fatto è perché pubblico qualcosa di fretta. Il tempo è sempre troppo poco per fare tutto quello che si vorrebbe. Ovviamente ci sono delle priorità e il mio blog non è una di queste. Avrei comunque voglia si scrivere qualcosa di quello che sto facendo e vorrei fare, qualche riflessione su quello che accade attorno a me. Spero di trovare un po' tempo e calma per farlo.
Ora un foto di oggi per dimostrare che ci sono ancora.

12 settembre 2007

08 settembre 2007

L'8 settembre 1943 iniziava la guerra di liberazione dal nazifascismo

Se riflettiamo con attenzione credo si debba riconoscere che l'idea della morte della patria è una interpretazione parziale delle vicende di quel drammatico 1943. Lo dimostrano i tanti atti di eroismo compiuti, per amore della patria e per senso dell'onore nazionale, da soldati e civili che nella più totale assenza di direttive, e di fronte a esempi vergognosi di vigliaccheria da parte delle autorità dello Stato, si assunsero individualmente la responsabilità di combattere i tedeschi o rifiutarono di entrare nei ranghi della repubblica di Salò, anche a costo di andare in campo di concentramento. Quando vedremo la mostra Schiavi di Hitler in Renania e Vestfalia che raccoglie le testimonianze dei soldati italiani internati in Germania dopo l'8 settembre (vedi La Stampa dell’1 settembre), per citare un solo esempio, ci renderemo conto che Tutti a casa è un grande film, ma racconta soltanto parte della storia.

Oltre ai documenti storici (è uscito in questi giorni il volume curato dalla Commissione italiana di Storia militare su La partecipazione delle Forze Armate alla guerra di liberazione e di Resistenza) ci sono poi le testimonianze che ci fanno capire che molti italiani scoprirono o riscoprirono l'amore della patria proprio nei mesi compresi fra la caduta del fascismo e l'inizio della Resistenza. Scrive Piero Calamandrei: «Veramente la sensazione che si è provata in questi giorni si può riassumere senza retorica in questa frase: "Si è ritrovata la patria"». Ancora più eloquente una pagina di Natalia Ginzburg: «Le parole “patria” e “Italia”… che ci avevano tanto nauseato fra le pareti della scuola perché accompagnate dall'aggettivo “fascista”, perché gonfie di vuoto, ci apparvero d'un tratto senza aggettivi e così trasformate che ci sembrò di averle udite e pensate per la prima volta. D'un tratto alle nostre orecchie risultarono vere».

Altri italiani vissero l'8 settembre come morte di quell'idea di patria in cui avevano creduto. Che si trattasse della patria monarchica o della patria fascista, non v'è dubbio che l'una e l'altra morirono insieme e per sempre. Al tempo stesso, nelle sofferenze tremende di quei mesi, quando milioni di italiani si trovarono nella necessità di scegliere avendo per guida soltanto la propria coscienza, nacque un sentimento nuovo di patria. Si fece strada l'aspirazione ad una patria di cittadini liberi e uguali che l'Italia non aveva mai conosciuto nella sua storia. Ma a guardare bene fu rinascita e non nascita perché quell'aspirazione aveva le sue radici nel Risorgimento.

Che con l'8 settembre l'Italia si avviasse dolorosamente a rinascere lo capì con lucidità Benedetto Croce. Il 27 agosto 1943, scrive nel suo diario: «La notizia (dell'imminente armistizio) mi ha talmente eccitato l'anima che non ho potuto fare altro durante il giorno. Gioia? No, ma sentimento che si esce dall'intrico per imboccare una via dolorosa ma dritta».

L'8 settembre è dunque il simbolo della morte e della rinascita della patria. Del resto, poteva esserci rinascita senza morte?

di Maurizio Viroli da la Stampa

Pensieri d'estate

06 settembre 2007

Se dio è un'illusione

Il biologo Richard Dawkins ha scritto un manifesto dell´ateismo

Richard Dawkins è uno dei più noti divulgatori scientifici del mondo, soprattutto grazie a fortunate opere quali Il gene egoista (1976) o L´orologiaio cieco (1986). Nella prima egli difende l´idea, proposta nel 1872 dal vescovo Simon Butler, che i geni sono il mezzo di riproduzione degli organismi, e non viceversa. Nella seconda egli attacca invece l´idea, proposta nel 1802 dal vescovo William Paley, che se uno trova su una spiaggia un orologio biologico, deve per forza dedurre che è stato costruito da un orologiaio.
Come si può intuire fin dal titolo, un corollario di questa seconda opera è che la teoria dell´evoluzione fornisce una spiegazione sufficiente della nascita della vita, e rende superflua la fede: cosa su cui concordano anche i fedeli, che infatti attaccano questa teoria fin dal 1859. Non stupisce dunque che Dawkins sia un ateo professante, né che abbia scritto il potente manifesto ateo L´illusione di Dio, in uscita in questi giorni da Mondadori (pagg.408, euro 19) a proposito del quale l´abbiamo intervistato.

Lei usa la parola «religione» come sinonimo di «teismo». Non crede che dovremmo almeno distinguere le religioni teiste da quelle atee, ad esempio il Cristianesimo dal Buddhismo?
«Se definiamo una religione come un insieme codificato di valori o di regole di vita, allora lei ha certamente ragione: in questo senso, il Buddhismo è una religione che non crede in Dio. Ma io mi concentro su quelle che ci credono.

Forse perché le trova irrazionali? Eppure gli Stoici credevano, pur rimanendo perfettamente razionali.
«Lo loro era una fede di tipo naturalistico, e la stessa cosa si potrebbe dire dei Quaccheri o degli Unitari moderni. Ma, di nuovo, io concentro il mio attacco sulle religioni che hanno credenze soprannaturali».

Perché non si limita a decostruire la nozione di Dio, e vuole addirittura dimostrarne la non esistenza?

«Perché credo che l´ipotesi di un essere soprannaturale che ha creato l´universo, si possa formulare come una proposizione scientifica: in quanto tale, diventa allora passibile non soltanto di verifica, ma anche di refutazione. E la mia tesi è che, parlando da un punto di vista scientifico, questa ipotesi appare molto improbabile».

Non impossibile?

«No. Ma non lo sono nemmeno le fate, o il Mostro di Spaghetti Volante che è recentemente diventato popolare in Internet come parodia di Dio».

Lei usa l´evoluzionismo come arma antireligiosa, ma non crede che esso sia compatibile con la credenza in un Creatore che si limita a intervenire nel primo istante della creazione?

«Certo, ma sarebbe un Creatore ben diverso da quello della Bibbia o del Corano. Nel suo libro La creazione (Zanichelli, 1985), Peter Atkins discute cosa dovrebbe fare un Dio che volesse organizzare le cose in modo che la Natura potesse badare a se stessa e generare autonomamente la vita, e la sua conclusione è che non dovrebbe fare assolutamente nulla!».

Nemmeno «in principio»?

«Il «principio» è appunto il momento a cui Atkins arriva alla fine, dopo aver eliminato tutto il resto. Ma anch´io, come biologo, le posso dire che l´evoluzione per selezione naturale è un modo parsimonioso ed economico di generare la vita, che non necessita di alcun intervento divino».

Rimane ancora la possibilità di pensare a Dio come giustificazione del perché ci sono leggi della natura, e del perché sono quelle che sono.
«Questo lo trovo molto poco soddisfacente, in quanto lascia aperto l´analogo problema di giustificare allora perché c´è Dio, e perché è quello che è».

Lei usa l´evoluzionismo anche per spiegare l´esistenza delle religioni: non crede che la loro emergenza sia troppo recente, rispetto ai tempi lunghi necessari all´evoluzione?
«Questo è vero se parliamo di evoluzione biologica, e del tempo necessario a produrre un cervello che mostri una propensione per le religioni. Ma l´evoluzione culturale avviene molto più rapidamente, come mostra ad esempio il cambiamento delle lingue, o lo sviluppo della tecnologia: queste cose hanno una scala temporale di qualche secolo, ben compatibile con la millenaria storia delle civiltà che hanno sviluppato religioni».

A proposito di evoluzione culturale, molta gente ritiene che la scienza stessa sia un prodotto del pensiero cristiano.
«La scienza occidentale è sicuramente nata nel Rinascimento cristiano, ma questo non significa che debba qualcosa al Cristianesimo: anzi, si potrebbe argomentare che si sia sviluppata non grazie a, ma nonostante il Cristianesimo. E, comunque, non dobbiamo dimenticare le origini greche del pensiero scientifico. E nemmeno gli sviluppi in paesi non europei, soprattutto la Cina».

Visto che abbiamo cominciato a parlare del Cristianesimo, lei crede alla storicità di Gesù?
«La maggior parte degli storici ritiene che sia esistito, e io mi adeguo. Ma credo che Gesù sia stato soltanto una delle molte figure profetiche del suo tempo, tutte più o meno simili fra loro, e che la sopravvivenza del suo culto sia solo un accidente storico».

Cosa pensa del fatto che, tra gli sparuti scienziati cristiani, ci siano comunque premi Nobel come Werner Arber e Charles Townes, o medaglie Fields come Enrico Bombieri e Laurent Lafforgue?
«In genere gli scienziati «credenti» sono religiosi soltanto nel senso astratto di Einstein, ma qualche eccezione che crede letteralmente a cose come la verginità della Madonna effettivamente c´è. Io lo trovo molto difficile da capire, e immagino che ci riescano solo attraverso una compartimentalizzazione della mente: hanno il cervello diviso, e non permettono a una metà di interferire con l´altra».

Cioè, sono scienziati durante la settimana e credenti la domenica?
«Sì, e comunque sono molto pochi: nel libro cito, ad esempio, un sondaggio effettuato all´Accademia Nazionale delle Scienze statunitense, dal quale risulta che il 93 per cento dei membri sono atei o agnostici. Ci sono dati simili per la Royal Society inglese, e sarei molto curioso di sapere se la stessa cosa è vera anche per altre Accademie delle Scienze: ad esempio, per i vostri Lincei».

Townes, che ho citato prima, ha vinto il premio Templeton per la scienza e la religione. Da come ne parla nel suo libro, si direbbe che lei proprio non sopporti la Fondazione Templeton, vero?
« Non mi piacciono i suoi metodi. A volte trovano gente veramente religiosa da premiare, come Townes appunto. Ma spesso si limitano a scovare grandi scienziati che abbiano scritto qualcosa che suoni vagamente simpatetico verso la religione, come Freeman Dyson, e lo premiano. E´ una specie di corruzione finanziaria, e bisogna essere fatti tutti d´un pezzo per rifiutare un premio di più di un milione di dollari. Io, però, non prenderei troppo seriamente queste cose: quando si viene corrotti con somme cosí elevate, si agisce sotto costrizione».
Un altro vincitore è John Barrow, che ha legato il suo nome al Principio Antropico: un argomento che, stranamente, nel suo libro lei apprezza.
«Il fatto è che l´evoluzione spiega perfettamente lo sviluppo della vita sulla Terra, ma ha problemi con le sue origini: si tratta infatti di un evento molto raro, con una probabilità assolutamente minimale, dell´ordine di uno su qualche miliardo. Ma poiché ci sono così tanti pianeti nell´universo, essendoci un centinaio di miliardi di galassie, ciascuna con un centinaio di miliardi di stelle, allora ci si può attendere che ci siano miliardi di pianeti con la vita. E il Principio Antropico descrive quali condizioni questi pianeti debbano avere, per poter sviluppare una vita come la nostra: a me questa sembra una spiegazione scientifica, e per nulla teista».

Il fatto è che il Principio Antropico viene spesso applicato all´intero universo.
«E´ la stessa cosa. La probabilità che le costanti fondamentali della fisica siano finemente calibrate, in modo da permettere all´universo di essere come lo conosciamo, è assolutamente minimale. Ma si può pensare di vivere in un multiverso con tanti universi, ciascuno con i suoi valori delle costanti fondamentali, e allora ci si può attendere che ci siano universi con questi valori calibrati in maniera tale da produrre creature come noi. E il Principio Antropico spiega di nuovo soltanto quali condizioni questi universi minoritari debbano avere, per poter sviluppare una vita come la nostra».

A me non sembra affatto la stessa cosa: un conto è parlare di un gran numero di pianeti, e un altro di un gran numero di universi!
«Sono assolutamente d´accordo con lei: è più plausibile fare questi ragionamenti coi pianeti, che con gli universi. Forse dovremmo chiedere ai fisici se ci sono altre ragioni per credere in un multiverso, invece che in un universo: da quanto ne so, ci sono, ma non so quali siano».

Come risponderebbe a un´obiezione alla Berkeley, del tipo: la scienza fa la schizzinosa con Dio, ma poi crede in cose altrettanto metafisiche o implausibili, dalle stringhe ai multiversi?
«Che c´è una differenza. Un Dio in grado di calibrare le costanti fondamentali di un universo o creare le condizioni per la vita su un pianeta, per non parlare di un Dio in grado di ascoltare e soddisfare le preghiere dei fedeli, dev´essere un´entità molto complicata e complessa. Il multiverso, invece, non è più complicato o complesso di un singolo universo: solo più prolifico e ridondante».

di Piergiorgio Odifreddi da la Repubblica del 6 settembre 2007

Come? L'uomo è soltanto un errore di Dio? O forse è Dio soltanto un errore dell'uomo? - What is it: is man only a blunder of God, or God only a blunder of man?

[Friedrich Nietzsche]

05 settembre 2007

31 agosto 2007

BlogDay 2007

Oggi, 31 agosto, è il Blog Day. I 5 blog che segnalo sono:
  • Anelli di fumo (un europeo a Toronto);
  • Marco Biani (vignette, illustrazioni ed immagini dal mondo broiolo);
  • Ateismo è libertà (atei di tutto il mondo unitevi, per essere liberi dalla paura, dalle menzogne, dalle superstizioni);
  • Downloadblog (informazioni aggiornate sul software e i servizi web che si possono trovare su Internet);
  • BlogOlanda (curiosità dall'Olanda).

26 agosto 2007

I am sorry, did you say hockey??!





Is football really better? Yes, football match is the best sleeping draught...

24 agosto 2007

Cities in Australia and Canada are rated the most liveable in the world

Giorni fa ho scritto un post riguardo le città dove vorrei essere. Oggi leggo che l'Economist stilando una classifica delle città più vivibili del mondo mette nelle prime dieci posizioni due città canadesi e quattro australiane. Criteri di valutazione: "with low crime, little threat from instability or terrorism and a highly developed transport and communications infrastructure".
Escluse le tre città europee, avevo proprio indicato Perth e Toronto (rispettivamente Australia e Canada). A questo punto, non mi resta che finire al più presto questa tesi per poi soddisfare la mia curiosità...

Sacco e Vanzeti, un caso ancora aperto

Esattamente 80 anni fa, il 23 agosto 1927 venivano giustiziati sulla sedia elettrica Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. Ma la storia di Sacco e Vanzetti, i due emigrati italiani accusati negli Stati Uniti di aver preso parte ad una rapina uccidendo un cassiere e una guardia nonostante le prove evidenti della loro innocenza, non si chiudeva con la loro esecuzione.

Una storia di ordinaria ingiustizia, che divenne qualcosa di più grande e simbolico. Come lo stesso Bartolomeo Vanzetti comprese, quando rivolgendosi alla giuria che lo condannò alla pena di morte, disse: "Mai vivendo l'intera esistenza avremmo potuto sperare di fare così tanto per la tolleranza, la giustizia, la mutua comprensione fra gli uomini". Il destino dei due anarchici italiani, capri espiatori di un'ondata repressiva lanciata dal presidente Woodrow Wilson contro la "sovversione", non solo smosse le coscienze degli uomini dell'epoca, ma come un fantasma continuò ad agitare l'America per decenni. Finchè nel 1977, cinquant'anni dopo la loro morte, il governatore del Massachusetts Michael Dukakis riconobbe in un documento ufficiale gli errori commessi nel processo e riabilitò completamente la memoria di Sacco e Vanzetti.

Bartolomeo Vanzetti, Tumlin per gli amici, nacque nel 1888 a Villafalletto nel Cuneese, figlio di un agricoltore. A vent'anni entra in contatto con le idee socialiste e, dopo la morte della madre Giovanna, decide di partire per l'America, miraggio di una vita migliore per gli italiani dei primi del Novecento. Stabilitosi nel Massachusets, milita in gruppi anarchici e nel 1917, per sfuggire all'arruolamento, si trasferisce in Messico. E' qui che stringe amicizia con Nicola Sacco, pugliese, classe 1891. Da allora, Nick e Bart diventano inseparabili e frequentano i circoli anarchici.

Il 5 maggio 1920 Nick e Bart, come li chiamavano in America, vengono arrestati perchè nei loro cappotti nascondevano volantini anarchici e alcune armi. Tre giorni, i due vengono accusati anche di una rapina avvenuta a South Baintree, un sobborgo di Boston, poche settimane prima del loro arresto, in cui erano stati uccisi a colpi di pistola due uomini, il cassiere della ditta - il calzaturificio "Slater and Morrill" - e una guardia giurata.

Dopo tre processi, i due italiani vengono condannati a morte nel 1921 nonostante contro di loro non ci sia nessuna prova certa, ma addirittura la confessione del detenuto portoricano Celestino Madeiros che ammette di aver preso parte alla rapina e di non aver mai visto Sacco e Vanzetti. E a nulla valsero neppure la mobilitazione della stampa, la creazione di comitati per la liberazione degli innocenti e gli appelli più volte lanciati dall'Italia.




21 agosto 2007

L'8 settembre: V-Day

L'8 settembre sarà il giorno del Vaffanculo day, o V-Day. Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà sabato otto settembre nelle piazze d’Italia, per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi politici blindati nei palazzi immersi in problemi “culturali”. Il V-Day sarà un giorno di informazione e di partecipazione popolare.
Beppe Grillo

Anche Torbole (guarda la mappa per sapere le altre città) l’8 settembre al Power bar dalle 7 alle 17, si raccoglieranno le firme per tre disegni di legge di iniziativa popolare per un Parlamento pulito.
  1. NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI
    No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento. Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamentose condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado e in attesa di giudizio finale.
  2. DUE LEGISLATURE
    No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento. Nessun cittadino italiano può essere eletto in Parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.
  3. ELEZIONE DIRETTA
    No ai parlamentari scelti dai segretari di partito. I candidati devono essere votati con la preferenza diretta.
Iscriviti al Vaffanculo Day

19 agosto 2007

Tampere, 3 anni dopo

Esattamente tre anni fa iniziava il mio Erasmus in Finlandia. Cosa ricordare di quel giorno?
L'arrivo a Tampere con un volo Ryanair nell'aeroporto cittadino che sembrava più una baita di montagna che un terminal. Sapevo che la città non era una metropoli, ma così sembrava di essere atterrati in mezzo alla steppa.
La giornata grigia e i palazzi della periferie dall'aspetto davvero triste. L'immenso palazzo che sarebbe stato la mia casa il quale non suscitò questo particolare entusiasmo. Il mio tutor - Ali - che mi mostra il mio appartamento che avrei diviso con un ragazzo pakistano - Waqas - e un ragazzo finlandese - Marko. La mia stanza che mi avrebbe ospitato per i prossimi dieci mesi: sporca e completamente vuota.
Il mio pessimo inglese messo subito in crisi dalle parlate più strane. Provate vuoi a fare una chiacchierata con un pakistano e poi ditemi.
Cosa pensavo quella sera? Semplicemente, "ma dove sono finito?" Poi step-by-step ho trovato la mia dimensione finlandese e così ho cominciato ad apprezzare quel posto e quella gente. Dieci mesi dopo pensando di dover tornare in Italia mi veniva un po' da piangere.
Scrivo questo post per salutare tutti i miei amici con cui ho condiviso quel periodo così ricco di emozioni.

Moi! Hallo! Hello! ¡Hola! Olá! Ciao! Salut! Hej! Olá! Privjet! Ahoj! Cześć! Привет! Γειά! こんにちは! 你好

Spero di non aver dimenticato nessuno. :-)

15 agosto 2007

Where I would like to be

Vi lascio indovinare le 5 città.

14 agosto 2007

Holidays

The Great Escape, originally uploaded by ukaaa.

Tutti abbandonano il loro posto di lavoro e se ne vanno in vacanza. Trovare una meta non è certo un problema. Però per ora non mi muovo di qui: prima bisogna finire di studiare per l'ultimo esame.

09 agosto 2007

Waiting for 3rd BlogDay

BlogDay was created with the belief that bloggers should have one day dedicated to getting to know other bloggers from other countries and areas of interest. On that day Bloggers will recommend other blogs to their blog visitors.
With the goal in mind, on this day every blogger will post a recommendation of 5 new blogs. This way, all blog readers will find themselves leaping around and discovering new, previously unknown blogs.

Find 5 new Blogs that you find interesting.

Blog Day 2007

05 agosto 2007

Carpe diem

Carpe diem (lett. "Cogli l'oggi", normalmente tradotta in "Cogli l'attimo") è una locuzione tratta dai Carmina del poeta latino Orazio (Carm. 1, 11, 8). Viene di norma citata in questa forma abbreviata, anche se sarebbe opportuno completarla con il seguito del verso oraziano: "quam minimum, credula postero" ("confidando il meno possibile nel domani").
La «filosofia» oraziana del carpe diem si fonda sulla razionale considerazione che all'uomo non è dato di conoscere il futuro, né tanto meno di determinarlo. Solo sul presente l'uomo può intervenire e solo sul presente, quindi, deve concentrarsi il suo agire, che, in ogni sua manifestazione, deve sempre cercare di cogliere le occasioni, le opportunità, le gioie che si presentano oggi, senza alcun condizionamento derivante da ipotetiche speranze o ansiosi timori per il futuro.
Si tratta di una «filosofia» che pone in primo piano la libertà dell'uomo nel gestire la propria vita, un invito a essere responsabili del proprio tempo, perché, come dice il Poeta stesso nel verso precedente, "Dum loquimur, fugerit invida aetas" ("Mentre parliamo, il tempo invidioso sarà già passato").

[from Wikipedia]

04 agosto 2007

8 per mille alla Chiesa Valdese: appello laico

Di fronte all’offensiva clericale volta a limitare irrinunciabili libertà e diritti civili degli individui (che andrebbero invece decisamente ampliati), e alla subalternità e passività dello Stato nelle sue istituzioni parlamentari e governative, benché non credenti in alcuna religione, in occasione della dichiarazione dei redditi invitiamo tutti i cittadini democratici a devolvere l’otto per mille alla Chiesa Evangelica Valdese che le libertà e i diritti civili degli individui ha sempre rispettato e anzi promosso, e che si è impegnata ad utilizzare i proventi dell’otto per mille esclusivamente in opere di beneficenza e non a scopo di culto o di sostegno per i ministri e le opere della propria confessione religiosa.

Paolo Flores d’Arcais, Umberto Eco, Margherita Hack, Vasco Rossi, Giorgio Bocca, Simone Cristicchi, Andrea Camilleri, Dario Fo, Michele Santoro, Oliviero Toscani , Franca Rame, Ferzan Ozpetek, Lidia Ravera, Umberto Galimberti, Lella Costa, Luciano Canfora, Bernardo Bertolucci, Mario Monicelli, Eugenio Lecaldano, Gennaro Sasso

03 agosto 2007

Atti anticonformisti

C’è chi, pur essendo ateo, fa battezzare cristianamente il suo bambino, e chi va sotto le armi, come tutti gli altri, per quanto maledica grandemente l’odio tra i popoli, chi corre in chiesa con una femminuccia perché lei ha una parentela di gente devota, e fa la sua promessa davanti a un prete, senza vergognarsi. «Non è essenziale, se anche uno di noi fa quello che tutti fanno e hanno sempre fatto» - così si esprime il pregiudizio grossolano! Il grossolano errore! Poiché non c’è niente di più essenziale del fatto che ancora una volta sia riaffermato, attraverso l’azione di un uomo riconosciuto come razionale, quanto è già potente, tradizionale, e irrazionalmente riconosciuto: in tal modo esso riceve, agli occhi di tutti coloro che hanno notizia di questo fatto, la sanzione della ragione stessa. Tutto il rispetto per le vostre opinioni! Però piccoli atti anticonformisti hanno più valore!

[Friedrich Nietzsche, «Aurora», 1881]

02 agosto 2007

SD del Trentino

19 Aprile 2007 I delegati della mozione Mussi "A sinistra per il socialismo europeo" hanno approvato all'unanimità un documento nel quale sanciscono il loro addio al partito. Dopo una discussione di quasi quattro ore, i delegati hanno approvato la linea dura proposta da Fabio Mussi, cioé un unico intervento al congresso e la decisione di non partecipare alle Commissioni congressuali, e di non entrare negli organismi dirigenti. Insomma un no alla fase costituente del partito democratico.

5 Maggio 2007
Nasce Sinistra Democratica. Un Movimento, non "un altro" partito. Un Movimento che lavora per l'unità delle forze della sinistra italiana, oggi per la prima volta insieme al governo del Paese, che sostiene l'Unione e che guarda al Partito democratico come un alleato nell'impegno comune per sconfiggere il centro-destra.

16 Maggio 2007
Si insediano i gruppi parlamentari di Sinistra Democratica: 21 deputati, 12 senatori. Alla Camera le donne sono 8 su 21: è il gruppo più "rosa", ed è l'unico presieduto da una donna.

29 giugno 2007 Nasce Sinistra Democratica del Trentino.

31 luglio 2007
Nominato il coordinamento provinciale di SD che avrà il compito di lanciare il movimento sul territorio ed iniziare i contatti con le varie organizzazioni della sinistra trentina. Il gruppo di coordinamento è risultato così composto: Ferruccio Demadonna (Trento - Coordinatore), Nicola Peroni (Riva del Garda), Simonetta Suaria (Valle di Non), Lorenzo Holler (Trento – Responsabile organizzativo), Paolo Giacomoni (Trento – Rapporti con la stampa).

javascript:;