f Nik's room

21 giugno 2007

Incenso carissimo

Ai più informati non sarà difficile ricordare a quanto ammonta il gettito garantito alle casse della CEI dall’8 per mille dell’imposta sul reddito dei contribuenti… bravi! Circa un miliardo di euro all’anno.
Ma non tutti si saranno dati pena di andare a cercare informazioni su quanto annualmente ci costa il profumo dell’incenso…

“Al miliardo di euro dell’8 per mille dei contribuenti, va aggiunta ogni anno una cifra dello stesso ordine di grandezza sborsata dal solo Stato (senza contare regioni, province e comuni) nei modi più disparati: nel 2004, ad esempio, sono stati elargiti:
  • 478 milioni di euro per gli stipendi degli insegnanti di religione
  • 258 milioni per i finanziamenti alle scuole cattoliche
  • 44 milioni per le cinque università cattoliche
  • 25 milioni per la fornitura di servizi idrici alla Città del Vaticano
  • 20 milioni per l’Università Campus Biomedico dell’Opus Dei
  • 19 milioni per l’assunzione in ruolo degli insegnanti di religione
  • 18 milioni per i buoni scuola degli studenti delle scuole cattoliche
  • 9 milioni per il fondo di sicurezza sociale dei dipendenti vaticani e dei loro familiari
  • 9 milioni per la ristrutturazione di edifici religiosi
  • 8 milioni per gli stipendi dei cappellani militari
  • 7 milioni per il fondo di previdenza del clero
  • 5 milioni per l’Ospedale di Padre Pio a San Giovanni Rotondo
  • 2,5 milioni per il finanziamento degli oratori
  • 2 milioni per la costruzione di edifici culto, e così via.
Aggiungendo una buona fetta dl miliardo e mezzo di finanziamenti pubblici alla sanità, molta della quale è gestita da istituzioni cattoliche, si arriva facilmente a una cifra complessiva annua di almeno tre miliardi di euro. Ma non è finita perché a queste riuscite uscite vanno naturalmente aggiunte le mancate entrate per lo Stato dovute a esenzioni fiscali di ogni genere alla Chiesa, valutate attorno ad oltre 6 miliardi di euro.”

Il testo virgolettato è tratto da "Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)" di Piergiorgio Odifreddi - Longanesi - 2007 - pag. 165-167.

Fra uscite e mancate entrate fanno 9 miliardi di euro, ovvero circa 18.000 miliardi delle vecchie lire, pari al 45% della manovra finanziaria del 2006, che ci costò 20 miliardi di euro. Senza la Chiesa e i suoi privilegi economici, lo Stato potrebbe dimezzare le tasse di tutti i suoi cittadini.

20 giugno 2007

Sinistra democratica anche in Trentino

Un Movimento, non "un altro" partito. Un Movimento che lavora per l'unità delle forze della sinistra italiana, oggi per la prima volta insieme al governo del Paese, che sostiene l'Unione e che guarda al Partito democratico come un alleato nell'impegno comune per sconfiggere il centro-destra.

Ci rivolgiamo alle persone che votavano a Sinistra e che hanno smesso di farlo perché non si sentivano rappresentati. Una Sinistra che si impegna per un profondo rinnovamento etico della politica, per la semplificazione e la riduzione dei suoi costi, per nuove modalità di partecipazione politica, contro le logiche oligarchiche e antidemocratiche che hanno provocato il distacco dall'impegno diretto e dalla partecipazione.

Ci rivolgiamo alle persone che sentono la necessità di superare le divisioni del passato e intendono operare perché i grandi filoni della Sinistra Italiana si incontrino con le nuove culture di genere, ambientaliste, sociali, partecipative e di solidarietà interculturale per costruire una Nuova Sinistra Italiana, aperta e democratica dove la passione ideale alimenta l'impegno di persone libere e consapevoli, di Sinistra.

Venerdì 29 giugno ore 17.30 c/o la Sala Pubblica di Povo è convocata la prima riunione della Sinistra Democratica del Trentino.

19 giugno 2007

Santo cielo, Professore!

Ho appena finito di leggere il libro "Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici)" di Piergiorgio Odifreddi (docente di Logica Matematica al Politecnico di Torino). A tal riguardo propongo la puntata di Le Storie (programma di Corrado Augias) "Santo cielo, Professore!" con l'autore del libro.

In me l'ateismo non è nè una conseguenza, nè tanto meno un fatto nuovo: esso esiste in me per istinto. Sono troppo curioso, troppo incredulo, troppo insolente per accontentarmi di una risposta così grossolana. Dio è una risposta grossolana, un'indelicatezza contro noi pensatori: anzi, addirittura, non è altro che un grossolano divieto contro di noi: non dovete pensare.

[Friedrich Nietzsche]

13 giugno 2007

Ginevra: momenti di concentrazione prima della gara

Cosa starà pensando?Ipotesi 1:Ipotesi 2:
Visti i risultati (2 volte 14''49), meglio non pensare troppo agli ostacoli...

Pictures from
AtletiCAGenève © Pablo Cassina

05 giugno 2007

No Shopping

Spegnere la luce, evitare l'aereo, fare la spesa verde. Non basta. È sempre consumismo. Per salvare il pianeta bisogna smettere di comprare. Ecco l'ultima provocazione dal mondo anglosassone.

A Londra apre un nuovo Ikea: migliaia di persone passano la notte accampate all'entrata, per poi prendersi a botte per dei divani di pelle. TopShop lancia una linea di vestiti firmata Kate Moss: centinaia di giovani donne si riversano su Oxford Street come "uno sciame di cavallette". Sainsbury's, catena di supermercati, vende una borsa firmata dalla stilista Anya Hindmarch. È un prodotto ecologico: una borsa di corda ("this is not a plastic bag", questa non è una busta di plastica, è scritto in corsivo sullo sfondo di tela bianca).
A otto minuti dall'apertura, di queste borse non ne è rimasta neanche una. Adesso le potete comprare su e-bay, ma il loro prezzo è salito alle stelle: dalle cinque sterline iniziali a duecento.
Scene diventate comuni nelle società del benessere, dove lo shopping è un passatempo nazionale, un'attività ricreativa che dà significato alle nostre vite. Ma anche un'attività assassina. Parola di Jonathon Porritt, figura chiave del movimento ambientalista inglese e consigliere del governo Blair (dirige la commissione sullo Sviluppo sostenibile): "Sono molte le grandi idee che nei secoli hanno dominato il pianeta", ha dichiarato all'Observer. "Fascismo. Comunismo. Democrazia. Religione. Ma solo una ha raggiunto la supremazia totale. Una teoria dal fascino talmente compulsivo da privare i suoi seguaci della ragione e del buon senso. Da generare ineguaglianze inaccettabili e minacciare di distruggere il sostrato vitale della nostra società. Più potente di qualsiasi altra causa, persino della religione, ha raggiunto ogni angolo della terra. Si tratta del consumismo".
Insignito nel 2000 dalla regina del titolo CBE (Commander of the British Empire) per il suo lavoro a difesa dell'ambiente, Sir Jonathon Porritt è un ambientalista convinto, ma certo non un radicale, non un estremista, non un sostenitore di quelle tesi ecologiste che, diceva il cancelliere tedesco Kohl, "sono come i pomodori; inizialmente verdi, finiscono sempre per diventare rosse". È rispettato dagli ambientalisti, ma è amato anche dall'industria, dalle multinazionali e dalle imprese; il suo è un messaggio "con il quale il mondo degli affari si stupirà di trovarsi d'accordo". Così, perlomeno, scriveva il Financial Times nel 2005.
Chissà se lo sosterrebbe ancora oggi, date la severità e durezza di queste sue ultime affermazioni.
Moderato, prudente, accomodante (fin troppo, sostiene George Monbiot, autore di Calore, uscito in Italia da Longanesi, che lo ha accusato di essersi venduto al mercato, alle multinazionali), eppure Porritt non se la sente più di pazientare. È categorico: "Se vogliamo salvare il pianeta, dobbiamo smettere di comprare". Paradossalmente, questa affermazione arriva proprio quando il commercio equosolidale, le compere ecologiche, i prodotti targati RED (
che finanziano la lotta all'Aids in Africa) iniziano a riscuotere un gran successo. Spendiamo ma abbiamo la coscienza a posto perché sappiamo che parte dei profitti verranno devoluti a cause giuste.
Sforzi insensati, dice Porritt, tentativi inutili, ribatte Peter Lewis, sostenitore di Buy Less (Compra Meno), un sito il cui motto è: "lo shopping non è una soluzione, compra meno, dona di più". "Dobbiamo smettere", dice Lewis, "di illuderci che comprando possiamo risolvere i problemi che affliggono il mondo".
"Quello che preoccupa Porritt e la sua generazione, me compresa", afferma Jackie Ashley del Guardian, "è che ben presto tutta la popolazione del pianeta inizierà a comportarsi e a consumare quanto noi occidentali. Dobbiamo preoccuparcene.
Parliamo tanto di come la democrazia si stia espandendo in Asia, di come un giorno raggiungerà l'Africa. Ma se a questa democratizzazione si accompagna lo spreco che caratterizza le democrazie occidentali, allora, si salvi chi può". Su questo, Ashley, Monbiot e Porritt si trovano d'accordo: dobbiamo finire di comprare (di produrre, di sprecare) nella maniera ossessiva, eccessiva, irrefrenabile cui siamo abituati.
Martin Rees, direttore dell'Accademia delle Scienze, preside del Trinity College di Cambridge: "Sta a noi, ai governi ma anche ai singoli cittadini dei Paesi industrializzati", sostiene, "assumerci delle serie responsabilità, anche se questo può voler dire dover imparare a consumare meno energia, e a consumarla in maniera più efficiente".
Consumare poco, e non solo energia. Da oggi in poi non basta più spegnere la luce, prendere la bicicletta invece dell'auto, evitare l'aereo: dobbiamo anche, semplicemente, comprare meno - meno cibo, meno vestiti, meno libri e persino meno prodotti ecologici: l'episodio della borsa di Anya Hindmarch lo dimostra, lo shopping ecologico altro non è che una variante dello stesso forsennato consumismo che sta distruggendo il pianeta.
Non sono i soli a crederlo: in America e in Inghilterra sta crescendo il numero di persone che sceglie di vivere con poco. Negli Stati Uniti ci sono i Froogles, una comunità di persone legata da Internet e unite dalla decisione di ridurre al minimo le spese barattando beni, The Compact, un'associazione nata a San Francisco che ha come scopo quello di boicottare tutti i prodotti considerati inutili. Senza contare persone come Colin Beaven e Michelle Conlin, una coppia newyorkese che in un blog racconta come ha deciso di vivere senza produrre rifiuti, senza buttare neanche la carta igienica o come la giornalista Judith Levine, che nel suo bellissimo Io non compro: un anno senza acquisti (Ponte alle Grazie) racconta di un anno trascorso senza acquistare nulla tranne cibo e medicine.
In Inghilterra è nato il movimento dei VS, di coloro che adottano la "Voluntary Semplicity", scegliendo uno stile di vita più semplice, c'è il Freecycle.org, per chi gli oggetti preferisce scambiarli, piuttosto che acquistarli. E ci sono i downshifters, coloro che hanno deciso di lasciare lavori ben pagati e di ridurre i consumi.
Sono persone come Kate Moore, che ha abbandonato una vita frenetica nella City per trasferirsi con tutta la famiglia in campagna, in una casa riscaldata da pannelli solari, da dove si muove solo in bicicletta e certo non per andare al supermercato.
Le spese, ridotte all'osso, riguardano solo prodotti locali. Risultato? "I miei colleghi di un tempo mi prendono in giro, ma noi stiamo bene così. Facciamo le cose di sempre: usciamo, ci divertiamo, beviamo (anche troppo!) e abbiamo una vita più ricca - a riprova del fatto che non è necessario guadagnare molto per essere contenti. Siamo più felici".
Affermazione inaspettata, dato che, come ha scritto Ashley, "il problema con il crescente numero di persone che sposa quest'etica anticonsumista è che fanno presto a sembrare sconsolati fondamentalisti".
Ma, ed è questo il punto interessante, questi downshifters, questi froogles, fondamentalisti non sono. Si tratta, piuttosto, di persone qualsiasi che vogliono fare qualcosa per l'ambiente: come i 1.500 abitanti della cittadina - tradizionale, conservatrice - di Madbury, nel Devon, che dal primo maggio hanno bandito le buste di plastica.
Più che rivoluzionari, questi downshifers, sono testardi e puritani. I loro modelli sono, per gli americani, personaggi reali come Henry Thoreau o letterari come Robinson Crusoe; per gli inglesi l'Inghilterra dell'immediato dopoguerra. "Per una persona nata tra il 1940 e il 1950", dice la columnist Michele Hanson, "vedere il livello di spreco cui siamo arrivati è disgustoso.
Noi siamo cresciuti in anni in cui tutto era razionato - non solo il cibo, ma anche i vestiti, assolutamente tutto. E ci hanno insegnato a non sprecare niente, a "make-do and mend", ad arrangiarci e ad aggiustare, mentre oggi l'imperativo è fregatene e butta via".
Ma risparmiare, avere uno stile di vita frugale (riciclare la stagnola, ricucire i buchi, strizzare il tubetto del dentifricio fino all'ultimo e comprare vestiti usati) può essere scambiato per taccagneria.
Niente affatto, dice Porritt. "Non si tratta di essere tirchi, meschini, avari, ma solo di comprare cose di cui non abbiamo bisogno. Non proponiamo uno stile di vita austero e punitivo, ma semplice e per questo elegante".
Peccato che questo stile di vita non convinca tutti - e non solo per una questione di immagine. Comprare meno, produrre meno, spendere meno - vuol dire generare cambiamenti economici e sociali profondi.
Potrebbe fermare l'economia. Vorrebbe dire, magari, rinunciare al capitalismo: ma non sarà mica vero che questi ecologisti finiscono sempre, come i pomodori, per trasformarsi da verdi in rossi?
Assolutamente no. Anzi. Porritt sostiene che il capitalismo è l'unico sistema economico capace di salvare il pianeta: ma non il capitalismo feroce, privo di regole e di limiti di oggi.
Fortunatamente, però, quello che conosciamo non è l'unico capitalismo possibile, e se lo crediamo è perché, dice Porritt, "abbiamo fatto un patto con il diavolo, abbiamo rinunciato alla giustizia sociale e alla cura dell'ambiente in cambio di un livello crescente di prosperità e di consumi".
Ci siamo lasciati convincere, dai conservatori, dalle imprese, dai monopoli, che il capitalismo può funzionare solo così: chi ne dubita viene considerato uno sciocco, un irresponsabile, un illuso idealista e un traditore ("Andate a fare shopping", disse ai suoi cittadini, poche ore dopo l'attacco dell'11 settembre, il sindaco di New York Rudolph Giuliani. Comprate, altrimenti i terroristi l'avranno vinta, dichiararono allora Cheney e Bush). Ci siamo lasciati persuadere che un capitalismo responsabile, etico, che investe in tecnologie rinnovabili ed ecologicamente efficienti, non sulla quantità, ma sulla qualità dei prodotti, è una contraddizione in termini, un sogno impossibile. Così pensiamo che solo il mercato può aiutarci ad appagare tutti i nostri desideri, solo comprando possiamo essere felici.
Quando in realtà, scrive Judith Levine, il mercato ci offre "qualcosa che precede la gratificazione: nomi infiniti per il desiderio".
Abbiamo smesso di saper distinguere tra necessità e desideri, e finiremo per provare la stessa compassione, la stessa ammirazione, per le migliaia di donne che fanno la fila per la borsa di Anya Hindmarch come per chi è costretto a farlo per un pezzo di pane, un goccio d'acqua, per sopravvivere.
Ma così non è, così non deve essere. Un sistema capitalista diverso non solo è possibile: è anche la nostra unica via di salvezza. Se vogliamo evitare un disastro ecologico dobbiamo imparare dai downshifters: diminuire le spese, adottare uno stile di vita più austero, più posato, più lento. Ma questo almeno sarà bene farlo rapidamente. Come ha dichiarato Tony Juniper, direttore di Friends of the Earth, "se vogliamo che per la fine di questo secolo il nostro pianeta sia ancora terra abitabile dobbiamo ridurre drasticamente i consumi". Da subito.

di Barbara Placido

02 giugno 2007

Viva il Re

Il 2 giugno 1946 con 12.717.923 voti a favore era nata la Repubblica Italiana!
E se fosse andate diversamente? Ora al Quirinale si sarebbe un losco personaggio che avrebbe fatto bene a rimanere lontano dall'Italia.

Ti serve il partito democratico

Se vieni eletto sindaco, governi 5 anni e poi il tuo avversario prende 30 punti più di te, è perché ti serve il partito democratico.

Se vieni eletto sindaco dalla sola sinistra, governi per 5 anni, e poi quando ti ricandidi con tutto il centrosinistra prendi al primo turno meno dell’altra volta, è perché ti serve il partito democratico.

Se in una città toscana la destra al potere litiga pesantemente con un sindaco e un ex presidente del Senato che si insultano pubblicamente e per di più i sondaggi danno in vantaggio il centrosinistra, e poi sei sotto di 6 punti, è perché ti serve il partito democratico.

Se in una provincia in cui governi da tempo e in cui prevedevi di stravincere vai al ballottaggio e al primo turno e sei a malapena in testa, è perché ti serve il partito democratico.

Se poi nella stessa provincia l’ulivo prende un punto in meno dei ds di 5 anni fa, è perché ti serve il partito democratico.

Se in un paese il centrosinistra prende il 10% e supera forza nuova di ben 30 voti, è perché ti serve il partito democratico.

Se sei segretario del maggiore partito del centrosinistra, se affossi i DiCo per dare retta al family day, se vai al gay pride ma non ti sogni mica di aderire, se hai un’idea di welfare conservatrice e familistica che nemmeno i democristiani tedeschi o spagnoli, se dai ragione al presidente degli industriali che parla di merito e concorrenza mentre è anche presidente di un’azienda che vive di aiuti di stato e sceglie come manager i rampolli cocainomani, non ti serve il partito democratico, ti basta un bravo psichiatra.

tratto da Angolosbocco

30 maggio 2007

Festival dell'Economia

"Capitale umano, capitale sociale": inizia oggi la seconda edizione del Festival dell'Economia.
Per chi non ci potrà essere sono online tutti gli eventi (in diretta e in differita dopo le 17).Non puoi fare una buona economia con una cattiva etica.

[Ezra Pound]

23 maggio 2007

15 anni dopo...

“ …perché una società vada bene, si muova nel progresso, nell'esaltazione dei valori della famiglia, dello spirito, del bene, dell'amicizia, perché prosperi senza contrasti tra i vari consociati, per avviarsi serena nel cammino verso un domani migliore, basta che ognuno faccia il suo dovere …”

[Giovanni Falcone]

22 maggio 2007

Sex Crimes and Vatican

Se ne avete la possibilità andatevi a vedere l'inchiesta della Bbc sui preti pedofili: Sex Crimes and Vatican.



Il filmato gira in rete da qualche giorno dura 39 minuti e lo hanno già visto moltissime persone, in tutto il mondo. Non dirà niente di nuovo per chi conosce il tema, ma racconta moltissimo a chi, invece, non ha mai sospettato niente. Il filmato è eloquente, a tratti commovente. E' informato, mai "pruriginoso", è una sorta di indagine compiuta da un ex ragazzo violentato, Colm. «Avevo 14 anni, dopo aver abusato di me padre Fortune mi lasciava nel suo letto e andava a dire la prima messa. Poi tronava...». Colm oggi dirige un'associazione per le vittime degli abusi ed ha ottenuto l'avvio di un'inchiesta. Tutto ruota intorno al documento segreto "Crimen Sollicitationis", una direttiva del 1962, che mette a tacere le accuse di abusi. Fu ingiunto ai vescovi cattolici di tutto il mondo di tenerla in cassaforte. La pena per chi rompe il giuramento è la scomunica immediata. «Fu Ratzinger ad imporlo per 20 anni». Nel 2001, sempre Ratzinger, emanò il seguito ribadendo la scomunica per chi avesse violato il segreto. La questione ha suscitato una valanga di commenti politici: molti a vanvera (visto che difficilmente hanno visto il filmato) a difesa di non meglio identificati prudenza ed equilibrio. Altri, invece, preoccupati a ragione per la gratuità della censura preventiva.

18 maggio 2007

Errore

Questo blog contiene almeno un errore. Ci si potrebbe aspettare che per verificare la cosa sia necessario leggere l'intero blog. E invece lo sappiamo già fin d'ora. Infatti, se ci sono errori, ci sono. E se non ce ne sono, c'è quello che dice: "Questo libro contiene almeno un errore". Dunque sappiamo che in questo blog un errore c'è, anche se non sappiamo ancora qual è.

16 maggio 2007

Alle ultime elezioni noi cittadini siamo stati costretti a votare per liste bloccate. Lo imponeva la «porcata» della legge Calderoli. Non abbiamo potuto scegliere i nostri candidati, che sono invece stati scelti solo dalle dirigenze di partito. Già prima del voto si sapeva chi avrebbe fatto parte del Parlamento e solo su un´esigua minoranza rimaneva l´incertezza. Ora i partiti che si erano adattati di buon grado a quella pessima legge dicono di volerla cambiare.
Ma non una sola tra le proposte che circolano permette l´esercizio della volontà popolare. Un comitato composto da esponenti dei due schieramenti raccoglie le firme per un referendum abrogativo che peggiora la legge. In nome del bipolarismo trasferisce il premio di maggioranza dalla coalizione alla lista che prenderà più voti. Così noi cittadini per impedire la sconfitta della nostra coalizione saremo costretti a votare la lista, bloccata, che ha maggiore possibilità di successo e dovremo così rinunciare all´espressione di un voto critico e indipendente.
I referendari sostengono che questa forzatura serve a costringere il Parlamento a scrivere una buona legge. Ma le proposte che in aula raccolgono i maggiori consensi sono peggiori della legge vigente. Ingannano il popolo promettendo la riduzione del numero dei parlamentari (cosa che i parlamentari stessi non voteranno mai), rendono necessarie modifiche costituzionali, come il premierato, che abbiamo appena bocciato con il referendum costituzionale e ci costringono di nuovo a votare per liste bloccate. I partiti vogliono imporre il loro monopolio della rappresentanza politica.
Noi cittadini che abbiamo salvato la Costituzione nel referendum dell´anno passato vogliamo scegliere in libertà e autonomia chi ci deve rappresentare in Parlamento. Vogliamo poter dire SI a qualcuno che ci convince e NO a qualcuno che non stimiamo. I partiti svolgono un ruolo decisivo nella democrazia ma ciò non dà loro il diritto di sequestrare l´esercizio della volontà popolare.
La formazione delle liste elettorali deve essere fatta con il concorso dei cittadini interessati: le primarie non possono riguardare solo l´indicazione del premier ma devono anche e soprattutto selezionare le candidature nei collegi. Le liste devono essere aperte.
Se queste elementari libertà saranno negate, i partiti sappiano che le loro possibilità di successo sono appese a un filo. I cittadini che, più o meno convinti, li hanno sempre votati la prossima volta potranno dire: NON VOTO SE NON SCELGO.

Ma quanto ci costano i politici?

Maurizio Crozza nella Copertina per Ballarò del 15 maggio racconta dello scandalo dei costi della politica.


20 anni di Erasmus

In questi giorni si sta celebrando il ventennale del programma europeo che favorisce la mobilità degli studenti universitari europei. Dal 1987 a oggi sono partiti quasi duecentomila italiani e tra questi ci sono anch'io. Ormai sono passati due anni dal mio rientro dalla Finlandia, ma ancora affiora un po' di malinconia nel ripensare a quella straordinaria esperienza. La sindrome post-Erasmus non ti lascia più: la vita dopo ti sta tremendamente stretta.

12 maggio 2007

Libera Chiesa in Libero Stato?

"Io credo in un’America in cui la separazione di Chiesa e Stato sia assoluta e in cui nessun prelato cattolico possa insegnare al Presidente (qualora questi sia cattolico) quel che deve fare, e in cui nessun pastore protestante possa imporre ai suoi parrocchiani per chi votare; un’America in cui a nessuna Chiesa o scuola di carattere confessionale siano concesse sovvenzioni tratte dal pubblico denaro oppure preferenze politiche, e in cui a nessuno sia impedito di accedere a un pubblico ufficio, solo perché la sua religione differisce da quella del Presidente in grado di nominarlo o del pubblico in grado di eleggervelo.
Io credo in un’America che ufficialmente non sia cattolica né protestante né ebraica; in cui nessun pubblico ufficiale richieda o accetti istruzioni sulla politica da seguire vuoi dal Papa, vuoi dal Concilio nazionale delle Chiese, vuoi da altre fonti ecclesiastiche; un’America in cui nessun organismo confessionale cerchi di imporre, direttamente o indirettamente, la propria volontà al popolo in generale ovvero alle iniziative dei pubblici funzionari, e in cui la libertà di religione sia una e indivisibile, talché ogni azione contro una delle Chiese sia considerata attentato contro la nazione nel suo complesso. (...)"

Chi sarà mai questo anarchico americano che disse una cosa simile?

11 maggio 2007

Families Night, la notte delle famiglie

Accendi con una candela la speranza di veder riconosciuti i diritti di tutte le famiglie e di tutte le forme di amore.

Sabato 12 maggio parte del mondo cattolico si riunirà a Roma per il “Family Day”. Una manifestazione, nata chiaramente per contrastare la proposta governativa dei Dico.
Il “Family Day” è figlio dei “Non possumus”, di una concezione atavica di famiglia che non comprende le famiglie di fatto, e cioè le coppie non coniugate che convivono stabilmente, con o senza prole, od anche i nuclei familiari composti da coppie omosessuali o costituiti dal singolo genitore e dai figli riconosciuti.
Noi crediamo che a tutte le famiglie vadano riconosciuti i diritti già acquisiti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, nel rispetto soprattutto del sentimento che caratterizza più di tutti queste unioni: e cioè l’amore.
Per questo lanciamo, con la forza del dialogo e del “Possumus", il “Families Night”.
La notte che precede il 12 maggio, l’11 maggio alle ore 21,30, accendiamo una candela nelle finestre delle nostre case, accendiamo la speranza dei diritti per tutte le famiglie, illuminiamo la notte dall’oscurantismo di chi si ostina a non volere considerare uguali tutte le forme di amore.

Bloggers uniti in difesa dei diritti delle minoranze e della laicità dello Stato.

10 maggio 2007

Cazzi nostri day

Maurizio Crozza nella Copertina per Ballarò del 8 maggio ironizza sul "Family day" proponendo invece il "Cazzi nostri day": una giornata a difesa di quelli che si fanno i fatti loro.


I moralisti sono persone che rinunciano ad ogni piacere eccetto quello di immischiarsi nei piaceri altrui.


(B. Russell)

09 maggio 2007

Referendum sulla scuola trentina

La nostra Costituzione afferma quanto segue:
"Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato."

Nonostante il chiaro dettato costituzionale la Provincia di Trento, in forza della L.P. n. 29 del 1990, da anni finanzia le scuole private, per lo più confessionali, con miliardi di lire prima e milioni di euro oggi.
Inoltre, con la nuova L.P. n. 5 del 2006, sarà possibile per la Provincia elargire alle scuole private anche "contributi per l'acquisto e il rinnovo di arredi e attrezzature didattiche" e così la scuola privata, con i soldi pubblici, potrà fare concorrenza alla scuola pubblica. Non è solo un'ipotesi, ma è già realtà a Rovereto dove, di fronte al Liceo linguistico pubblico l'Arcivescovile ha aperto un nuovo e splendente Liceo linguistico privato: ovviamente solo grazie alle decine di milioni di euro sottratti alla scuola privata.
Tutto questo denaro viene levato alla scuola pubblica, la cui centralità è ribadita in legge ma violata nei fatti, poiché ogni euro regalato alla scuola privata è sottratto alla scuola pubblica, alla sua efficienza, ai suoi insegnanti e infine ai suoi utenti che sono gli studenti.

Non contro le scuole private, libere di essere istituite, ma contro il finanziamento pubblico alle scuole private.

Per ribadire la centralità della scuola pubblica si stanno raccogliendo le firme (servono almeno 8000) per indire il referendum provinciale e abrogare una legge ingiusta e contraria alla nostra Costituzione.
Le informazioni per aderire a questa importante iniziativa le puoi trovare sul sito del comitato.


Letture consigliate:
Laicità, pluralismo, scuola per tutti: i perché di una battaglia per un referendum che si può (facilmente) perdere di Lorenzo Piccoli da Questotrentino

08 maggio 2007

McDonald's Videogame: I'm playin' it

Da ormai molti decenni McDonald's è criticata per l'impatto che ha sull'ambiente e la società. Come ogni attività produttiva, anche la nostra crea degli inconvenienti: abbattimento delle foreste pluviali, sottrazione del terreno per il sostentamento delle popolazioni del terzo mondo, precarizzazione dei posti di lavoro, desertificazione, avvelenamenti alimentari e così via.
Smentire tutte queste accuse sarebbe pressochè impossibile, perciò abbiamo deciso di creare un videogioco che spiegasse, specialmente ai più giovani, che questo è il prezzo da pagare se vogliamo nutrirci con dei deliziosi Big Mac.

Ronald McDonald

Dirigere una multinazionale come McDonald's è tutt'altro che facile!
Controlla ogni fase del processo: dal pascolo alla macellazione, dalla gestione del fast-food a quella del marchio.

07 maggio 2007

39° Quercia d'Oro

110hs: 14''37 (1°)
200m: 22''52 (4°)
4x100: 41''62 (record regionale)
foto di Marco Togni - fotografo
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